La trama ha dei buchi,
è il frutto acerbo e caduco,
speranza lasciata,
un attimo solo,
lo taglio a metà,
l'aroma mi inebria,
natura matrigna,
un poco ammuffita,
son io l'incapace,
mi lascio a dei dubbi,
invano ricerco,
il contadino che è in me,
agricolo il sogno,
ripongo in disparte,
altro aroma riparte,
mo' sale il caffè,
seduto alla paglia,
la fiamma è leggera,
e spenta non è,
il cuore l'ho in palmo,
lo sguardo è perduto,
la testa e i pensieri,
fra mille germogli,
c'ho voglia di mare,
di un po', è ora eh ?!
domenica 12 luglio 2009
Di un po', è ora eh ?!
sabato 4 luglio 2009
Soli e Temerari

Calato il sole,
sussurro leggero,
cose incomprensibili al tuo orecchio,
quasi un brusio,
come una piccola fastidiosa zanzara,
condivido il luogo in cui dormi.
Lungo una infinita strada assolata,
corro, volo, incontro a te,
ti scorgo venire verso di me, veloce,
ancora non capisco bene cosa sia questa forte attrazione,
spedito sicuro dietro al fulmine,
aspetto di sentire una tua parola,
come calabrone estivo,
mi spiaccico sul parabrezza della tua vita,
e la mia stagione sarà finita.
Schiudo i miei occhi,
l'immagine sfocata è già mia,
sorride al mio cuore,
la spiaggia su cui mi sono sopito,
il sole che picchia la pelle,
sono oltre il momento dovuto,
ancora prigioniero di un mio sogno,
come uno scemo ustionato guardando il mare,
vedrò cadere piccoli lembi della mia pelle,
e ne metterò una nuova,
più rosea, più tenera, più liscia.
Mi trovo sospeso dal maestrale,
a volte plano, a volte son travolto,
volteggio mio malgrado,
sono comunque alto,
sarò comunque altro,
non sono comunque scaltro,
avrei potuto cambiare alcune scelte,
avrei dovuto cambiare,
da quassù ora posso solo cadere,
ho bisogno di una alta scogliera,
di un mare in burrasca,
che supporti il forte vento,
invece preda dello scirocco,
volo nel sole, ma cerco un angolo di ombra,
per smetter di sudare.
Sono albero, grande con folta chioma,
sono quel fiore ignaro che divenne frutto,
sono cresciuto baciato dal tepore di raggi dorati,
cado, come troppo maturo,
dal sole a quell'ombra che diparte dalle mie radici,
anche a terra sono ancora in viaggio.
Aspetto,
credo di conoscer bene ciò che ho dentro,
spero di conoscer e riconoscer,
credo nel nocciolo duro,
scrigno che conserva il segreto della rinascita,
nuove radici in terra vecchia,
sarò nuovo arbusto, nuove foglie,
mi alzerò, prolungato verso il blu,
alla ricerca del raggio dorato,
ancorato a terra io,
fisso nel cielo lui.
Come una goccia d'acqua,
liscia, tonda perfetta,
brillava alla luce,
rifletteva stelline inesistenti,
un mondo in trasparenza,
di solo riflesso,
scivolata giù per il bordo della bacinella,
nell'acqua sporca,
trovatasi indistinta tra milioni di altre gocce,
quando il sole la raggiungerà,
potrà evadere da questa massa,
evaporare leggera,
in un fresco refolo,
al nuovo sole.
Al nuovo sole che all'alba
sfuma di un tenue il mio colore,
e che alla sera lento scompare,
ingiallendo il giorno che fu,
lasciandomi soffice a cullare
con sogni temerari.
domenica 21 giugno 2009
Uomini della mia età
Ho incontrato ragazzi della mia età,
che sono divenuti uomini diversi da me.
Ho incontrato figli della mia età,
ma io sono cresciuto fino ad esser più genitore che figlio,
credendo di essere migliore dei miei genitori,
sapendo il confronto impossibile,
ma avendo il cuore oltre l'ostacolo dell'esser figlio.
Ho sfiorato uomini della mia età,
che contro il mondo tutto,
inseguono una speranza da oltre dieci anni,
ed ho creduto disperato il mio modo di vivere,
ma hanno trasformato in infinite le mie possibilità.
Tento di capire,
questi uomini della mia età così diversi da me,
sentendoli così lontani dal mio intimo essere,
ho senzazione dell'essistenza dell'amare sbagliato,
resto aggrappato all'incertezza che il mio sia possibile,
ascolto la pioggia incessante cadere
ma non sarà sufficiente al dilavarmi
da questo senso di tristezza.
Resterò qui ad aspettare il sole della mia,
certa, rinnovata, estate, forse cercando di
meritarla.
Questa estate che fra l'altro passerà,
in compagnia di qualche bicchiere,
parlando e scrutando altri uomini della mia età.
sabato 13 giugno 2009
Percorso infinito
Ero già stato ingoiato, la bocca del lupo si chiudeva alle mie spalle ed una fila di denti con lievi bagliori giallastri mi gocciolava a pochi centimetri saliva di cui percepivo il tiepido calore,
la luce e con essa la possibilità di vedere qualsiasi cosa all'interno dell'antro famelico del mostro diminuiva drasticamente e feci in tempo solo a scorgere in fondo all'arcata coronata da colonne d'avorio maleodorante uno scivolo rosa sovrastato dal velopendulo. Dunque ancora non ero stato ingoiato, ingoiato, ingoiato (Toh ! C'è l'eco).
Ma dove ero ? Perchè mai avrei dovuto restare qui, buttarmi giu o lasciarmi ingoiare ?
Non poteva essere reale, era solo il sogno di quel che non avrei voluto e di come mi sentivo,
quindi senza più aver barlume, senza vedere, mi voltai come un fuso, a perno su piede sinistro,
pigiai l'inesistente citofono e senza attender risposta, “mi apre perfavore, devo entrare !”.
Entrare, si, e non uscire, rientrare in una esistenza compiuta.
Quel muro di denti ora appariva bianco, splendente nel suo lento riaprirsi, con la luce che filtrava ad accecarmi, una lunga lingua o un tappeto rosso, si strotolò, saltellando lungo una serie di rimbalzi, forse gradini, forse buche lungo la discesa, era il suo un andar via oltre i dubbi e le paure, come un'intuizione nello schivar gli ostacoli, era un'invito audace verso l'infinito, o era solo il mio sogno, no ! Era il riappropriarmi di tutte le possibilità che avevo ignorantemente abbandonato, lasciato lì, cacciandomi nelle fauci del lupo. Fuori, cielo azzurro e tappeto rosso, innumerevoli altri sogni.
Mi girai a guardare “la bestia” ma era solo un povero cane bastonato, che aveva ingoiato la cosa più vicina, per fame, per sopravvivenza, mi sarebbe bastato allontanarmi in direzione del mio percorso incerto, verso l'infinito delle possibilità mai più negate.
Ma ora avrei potuto anche voltarmi come un fuso, a perno sul piede destro, a riguardar dentro quel buio minaccioso.
domenica 31 maggio 2009
Scoppia un Silenzio
NEL Silenzio DI UNA VITA,
PERDIAMO LE TRACCE DI QUEL CHE SIAMO,
MA SOPRATTUTTO DI QUEL AVREMMO POTUTO ESSERE.
Solo, qualche miliardo di parole,
pochi forti desideri,
lontano dal capirmi,
alla ricerca di chi sono,
credendo di sapere cosa voglia essere.
Incontri, pochi silenzi,
centinaia di parole inutili.
Incontri, pochi silenzi,
fra qualche risata,
scivola via una serata.
E cerco fra i pensieri e le parole di ieri.
Incontro, in due,
due miliardi di parole,
nessuna domanda importante,
solo esserci,due miliardi di parole,
nessun silenzio,travaso costante,
rimescola il sangue,
fa cresceere i sogni.
Incontri, pochi silenzi,
centinaia di parole, inutili.
Incontri, pochi silenzi,
fra qualche risata,
scivola via una serata.
E cerco fra i pensieri e le parole di ieri.
Silenzio, esterno giorno,
interno notte,
come la nebbia d'autunno,
lassù c'è una luna che non so vedere,
non so orientarmi,
non posso trovarti,
mi aiuterebbe un filo di parole,
non tratti annodati,
ma perle infilate,
che riflettan bagliori della luce rimasta.
Incontri, pochi silenzi,
centinaia di parole, inutili.
Incontri, pochi silenzi,
fra qualche risata,
scivola via una serata.
E cerco fra i pensieri e le parole di ieri.
Silenzio, esterno notte,
interno notte,
come la nebbia d'inverno,
su un mare inquieto, risacca violenta,
lo spazio era tanto,
ed io rincorrevo,
su e giù per la spiaggia,
ora uno sfuggente pensiero,
ora una significante parola,
non raggiungevo alcuno,
non c'era quel giusto silenzio,
e il mare faceva paura,
come naufrago stremato,
balena spiaggiata,
sognavo un risveglio.
Incontri, pochi silenzi,
fra qualche risata,
scivola via una serata.
Incontri, pochi silenzi,
centinaia di parole, inutili.
E cerco fra i pensieri e le parole di ieri.
Ad un tratto son desto,
son scosso ed attento,
e scivolo via dal mio ripostiglio,
che qualche silenzio l'ho lasciato di troppo,
non piu' miliardi di parole,
silenzio e qualche frase di troppo,
non più le ricordo,
son io che l'ho dette,
mai piu' l'ho riflesse,
le tue l'avevo ascoltate,
ma non più l'hai citate,
poi qualcuna l'hai urlata,
si tu, l'hai urlata,
ma io l'ho ascoltata ?
Non c'era silenzio...
E cerco fra i pensieri e le parole di ieri.
Miliardi di parole,
che non son più le stesse,
e' certo che e' un bene
che siamo cambiati,
ma devo ritrovare un'altro silenzio,
uno piccolo, piccolo,
come il vecchio ripostiglio,
per buttargli di fuori quelle mille domande,
alla ricerca di chi sono,
di chi sei,
sperando di sapere chi io voglia essere,
sperando di capire chi tu voglia essere.
Miliardi di parole,le mie,
miliardi di parole, le tue,
e frullano in testa fra mille domande,
ma che serenità infinità,
questo attimo di silenzio fra noi.
Che sia solo un attimo,
che resti da solo cullato da miliardi di parole,
che il cuore mi scoppia.
c'era silenzio troppo...
cercavo fra i pensieri e le parole di ieri,
oggi busso alla porta del tuo sgabuzzino.
Son fuori la porta,
provo a fare il giusto silenzio,
che venga la voglia di riempirlo,
con due miliardi di parole,
che sian sparpagliate le tue mille domande.